Leggerci intorno prima di leggerci dentro

Leggerci intorno prima di leggerci dentro
(C) Generazionerasmus
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1 aprile 2020.

Sono chiusa in questa casa da 24 giorni. Questa bestia ci sta uccidendo e io so solo pensare ad un futuro più incerto del solito.

Lo sanno tutti che parlare di alcuni avvenimenti dopo che sono successi non sia uguale a parlarne nel presente. Le sensazioni cambiano e perfino le opinioni lo fanno. Sarà strano tornare alla normalità, fare i conti con le perdite, con i cambiamenti. Perciò ne scriverò adesso, per non dimenticare niente.

Qualcosa è già cambiato anche dentro di noi. Il tempo per riflettere è stato e sarà tanto. Ne voglio fare tesoro.

Cosa ne è stato di me? Chi sono adesso? Che cosa farò? Chi sceglierò di diventare? Che cosa voglio?

Io so solo che sono stanca di inseguire chimere. Voglio un angelo. Un angelo che si sia bevuto l’anima. Qualcuno che non viva ad intermittenza, come una lampadina che si accende e si spegne quando si surriscalda. Quando la luce è accesa ci sembra quasi il sole, poi quando è buio cadiamo in fondo a un pozzo. E poi si fulmina, si fulmina sempre. Voglio un angelo che tenga una luce sempre accesa per tenersi al riparo, e che non la spenga soltanto perché sono arrivata io. Quel qualcuno per cui non hai bisogno di aprire la porta per capire se l’altro sia dentro quando scegli di ritornare a casa.

Un po’ come le situazioni da cui riesci più o meno a destreggiarti per uscirne non dico vincitore ma perlomeno intatto. Senza buchi nei polmoni, tracce di solitudini ovunque, baci ambiti da cui però puoi fuggire e una faccia che dev’essere quella perché quella ormai tutti conoscono e non la puoi tradire. E se decidessi di staccartela una volta per tutte probabilmente non si staccherebbe più.

Tutti vorremmo la felicità, poi stentiamo a riconoscerla. Stupidi che siamo, ci riempiamo di domande, scegliamo di non dire, o di dire no quando vorremmo dire sì. Se ti strappi il cuore per paura che soffra, semplicemente lo distruggi in un altro modo, questa è la verità.

Piuttosto che evadere dalla nostra prigione l’arrediamo soltanto.

E allora spero di essere più felice che saggia.

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GenerazionErasmus racconta la vita dei nuovi cittadini del mondo.
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