Generazione Erasmus

Esiste e siamo noi. Noi generazione di viaggiatori, di pazzi, di innamorati del mondo, di innamorati della cultura, speranzosi, aperti.

Noi, generazione del cambiamento. Generazione di Egoisti.

Non ci importa di niente, andiamo via per scoprire. Alcuni di noi si sentono stretti, altri cercano qualcosa. Manca qualcosa, sempre. A tutto quello che possiamo fare e dire o vivere manca sempre qualcosa.

Ma siamo speranzosi, lo siamo fin dalla nascita.

Abbiamo vissuto l’era del profondo cambiamento. Quando stavamo nascendo il mondo si stava evolvendo. Siamo nati con la tecnologia nella testa e l’abbiamo creata.

Dopo di noi solo progresso.

Siamo la generazione che annaffia anche le piante morte. Siamo quelli del “salviamo il mondo”, “no alla plastica”, “che bella la mia terra”, ma scappiamo. Siamo quelli del “ritorno alle origini”, ma le origini del paese dall’altra parte del mondo sono sempre più interessanti delle nostre.

Siamo quelli che ascoltano i nonni, ma non i genitori. Siamo quelli che non li senti per un secolo perché “scusa, ero in Vietnam e prendeva poco”. E sembra così strano sparire, sembra così strano non dare notizie per qualche giorno. Sembra strano ai nostri genitori che da ragazzi viaggiavano senza un telefono.

Siamo quelli del “vado a studiare fuori ma tornerò, giuro” e poi non tornano. Come si fa a tornare? Ad ammettere che dove siamo nato non c’è più niente che ci faccia sorridere il cuore? Ma siamo anche gli stessi che sperano di poter tornare a casa un giorno, perché abbiamo scoperto cosa sia l’infelicità prima della felicità.

Dove sono gli amici? Ne abbiamo migliaia che ci “seguono”, ma chi ci seguirebbe in capo al mondo? Ecco. Ecco di chi ci innamoriamo noi, generazione che non si accontenta mai. Ci innamoriamo di chi, senza troppi indugi, ci segue dall’altra parte del pianeta. E lasciamo da parte chi ha paura. Chi ha paura di viaggiare, chi ha paura di mostrarsi per come è realmente rimane sempre fuori dai nostri progetti (per fortuna). L’amore per noi può sconfiggere le distanze, ne siamo convinti. Imparassimo ad amare da vicino, per una volta.

Mastichiamo solitudine scambiandola per nostalgia. Il nostro cervello è fatto così: non desideriamo più, vogliamo rendere subito i sogni realtà. Non vogliamo perdere tempo, perché, per fortuna, abbiamo capito che nessuno ce lo ridarà indietro.

Siamo spaventati dalla frustrazione, non vogliamo conoscerla. Da grandi vogliamo essere felici e soddisfatti. Vogliamo poter dire “ho fatto tutto ciò che potevo quando le mie gambe funzionavano ancora bene”.

Alice

Il futuro si ricorderà di noi.

Saffo

…se di tanti capelli ci si può fidare

So benissimo di cosa parla la canzone: e anch’io ci stavo cascando nel vino inciampando nella sua giovinezza.
L’ho incontrata per caso in una vacanza ed è stato subito il sentimento più violento mai provato.
Era bellissima, con tanti capelli, la pelle di pesca, la gioia di vivere negli occhi verdi e profondi, sembrava la dea della felicità, impossibile non innamorarsene.
Spensierata e assetata di vita, quel giorno non ho resistito e l’ho presa per mano e siamo volati insieme, sopra i tetti della terra, abbiamo volato mano nella mano su montagne e ghiacciai, rotolando fra prati e fiori, tornati a valle.
Nel giorno più denso di emozioni che mai si potesse immaginare, abbiamo provato insieme le sensazioni più intense, forti ed appaganti, senza nessun altro desiderio se non di correre insieme felici, per sentieri, viottoli e strade, liberi da tutto, dai nostri corpi, dai nostri desideri, da noi stessi.
Quando ci siamo accorti di essere affamati, seduti insieme, non c’è stato bisogno di spostare la bottiglia per capire: avevamo capito tutto già dall’inizio e ci siamo saziati più di sguardi che d’altro; anch’io stavo morendo e lei mangiava il gelato, ma lei lo aveva capito e sapeva che stavo morendo nei suoi occhi. La sua deliziosa risata era la sua corazza.
La sera, ebbri di gioia e di vita, quando avrei potuto inchiodarla a quel muro, e il desiderio era forte, bruciante e urgente, ho preferito provare a continuare a volare e l’ho riaccompagnata a casa.
Nemmeno un bacio, una carezza, nulla ci aveva unito, solo gli sguardi felici, e, tenendoci per mano, la voglia di vivere, di correre: incontro alla vita lei, fuggendo dalla vita io.
Del giorno più bello della mia vita mi resta solo il ricordo bruciante, vivissimo e doloroso, nel quale indugio languidamente, lasciando che la felice malinconia della tristezza di non averla voluta mia, mi consumi lentamente.
Di lei spio furtivamente da un paio d’anni, quando voglio ancora soffrire dolcemente d’amore, qualche foto sul suo social: Dio com’è bella nei suoi vent’anni, gli occhi felici il sorriso dolce e infinito, e dalla tenerezza con cui lo abbraccia si capisce che si amano. Qualcuno faccia in modo che siano felici e che lui la ami come io l’ho amata, rispettandola quel giorno, e come la amo ancora con la tristezza dei miei anni.
Buonanotte anima mia, buonanotte ovunque tu sia.

Buonanotte anima mia, buonanotte ovunque tu sia.
La più bella poesia mai scritta.

29.09.2017

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Junio

A chi sa dire di no
perché sa quello che vuole,
a chi non si accontenta delle mezze misure
tutto esageratamente
o niente.

Scegliete e amate.

Non guardate la vostra vita da spettatori, siate gli attori, guardatevi  e riconoscetevi.

A chi sa ciò che cerca, vi auguro di trovarlo.

Alice

Examen de cardiología

Maggio 2018

 

Università di Murcia, biblioteca de la Merced.

Non dovrei essere qui però devo studiare e devo distrarmi, non so ancora bene da che cosa, oppure sì.

Comunque per fortuna sono venuta, mi sono resa conto solo ora delle 102546 pagine che devo studiare, il prossimo che dice “in erasmus non si studia” giuro che lo ammazzo.

 

Mi piacerebbe avere qui le mie migliori amiche, quando ho tempo per pensare mi mancano davvero tanto.

 

“Buongiorno professore, beh che dirle sul cuore: batte se sei vivo e non batte più se sei morto. E non so se ora mi batte così forte perché sono in ansia per questo esame o perché sono innamorato di lei, professore.”

 

Quando ti allontani o separi da una persona è difficile ritornare in te, è pesante fare qualsiasi cosa, anche le cose più semplici del mondo come vestirsi, che so, mangiare.

Che mi metto oggi? Non posso vestirmi come sempre, oggi non è sempre, oggi potrebbe succedere qualcosa, non posso sbagliare niente, neanche i calzini.

Che mangio per cena? No, non mangio, ho lo stomaco chiuso. Un insalata ci può stare però, almeno per non sentire il brontolio.

Un bacio sul cuore,

Alice

Mi erasmus en Murcia Capital, España

8 de febrero 2018: primer día en Murcia.

Cinque gradi all’ombra, troppi bagagli. Dovevo dare retta a mio fratello e partire con lo zaino che uso agli Scout, viva l’essenzialità.

Dopo due giorni spesi a compilare documenti all’università, abbonamenti per i mezzi pubblici, turisti che chiedono informazioni in spagnolo solo e unicamente a me e i miei ripetuti “soy italiana”, arrivo nella casa in cui dovrei passare i prossimi 5 mesi della mia vita.

10-11 de febrero 2018: vojo morì.

Salsa di soia nelle pareti. Spaghetti di soia nelle pareti. Salsa e spaghetti di soia sul pavimento.

Due giorni di pulizie e assunzione diretta en una empresa española de limpieza.

Però alla fine dei conti è pure una bella casa, a parte che non ho neanche una coperta e ho dormito col cappotto per tre notti.

Primer lunes en Murcia.

Arrivati alla Ucam (Universidad Catolìca San Antonio de Murcia), io e Anna (mi compañera de piso nonchè mia amica Sarda) ci imbattiamo in Siciliani, Veneti, Lombardi, Napoletani e chi più ne ha più ne metta, intenti a cercare come noi l’aula giusta. Una cosa che ho capito dal primo giorno è che in Spagna non sanno fare le cartine e le mappe.

Sia benedetto Google Maps.

Ecco il mio “benvenuto” a Murcia, poi andrà meglio, ve lo assicuro.

Prima impressione? La Spagna è il paese dei balocchi.

¡Buena suerte!

Cattedrale di Murcia